Dopo la fase di studio e di progettazione per bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati con gli scarti tossici delle concerie, il cosiddetto keu, la Toscana passa ora alla fase operativa di bonifica. “Crediamo possa concludersi entro la fine del 2025, così da restituire i territori risanati ai cittadini e a chi ne aveva la gestione”, ha annunciato il generale Giuseppe Vadalà, commissario unico per le bonifiche, in una conferenza stampa per fare il punto sull’attività di recupero, insieme al presidente della Regione Eugenio Giani e all’assessora all’ambiente Monia Monni.
L’inchiesta della Dda di Firenze dei carabinieri nell’aprile del 2021 fece emergere un traffico illecito di rifiuti, fra cui il keu, scarto di risulta della lavorazione delle concerie, e il coinvolgimento illecito di aziende collegate alle cosche di ‘ndrangheta, a cui i rifiuti speciali erano affidati per lo smaltimento, finito in riempimenti di lavori stradali o per urbanizzazioni, o direttamente in aree che risultano inquinate.
A Pontedera la situazione più complessa
Le prime attività sono relative alla bonifica dal keu negli impianti di gestione rifiuti inerti di Levane, nel comune di Bucine (Arezzo) e a un sito di Pontedera (Pisa), nonché in quelli relativi al lotto V Empoli-Castelfiorentino della Strada regionale 429. “Per quanto riguarda questi tre siti – ha spiegato Vadalà -, i due sistemi sono la bonifica o la messa in sicurezza. Bonificare è quello che vorremmo tutti sicuramente, cioè prendere i rifiuti, portarli via, portarli in altre discariche: bonificare costa tanto, e poi anche le discariche oggi sono sempre più rare”.
Nel caso di Pontedera, “che è la situazione anche più complessa – ha spiegato il generale -, dove c’era questa ‘fabbrica’ di questa sostanza, il keu, che poi illegalmente è stata sparsa sul territorio, facciamo una bonifica che costerà parecchi milioni; mentre su Bucine, dove ci sono due tipologie di materiali che sono stati rintracciati, sta finendo la caratterizzazione, speriamo che una parte verrà bonificata e una parte verrà messa in sicurezza. Nel caso di Pontedera la caratterizzazione è terminata, e quindi porteremo tutto via, mentre sul terzo target, quindi sulla strada Empolese, diciamo così, stiamo rinforzando la copertura in modo che non ci sia il rischio che questa sostanza venga rilasciata e vada dove non deve andare. Il capping è fatto con i teli di plastica”.
Potrebbero non bastare i 15 milioni stanziati
Secondo Monni, oggi “è prematuro” calcolare se i 15 milioni di euro già stanziati saranno sufficienti o no per portare a termine le opere. “Intanto andremo avanti per i lavori che riguardano la strada e il sito di Pontedera – ha proseguito -, cercheremo di capire quanti sono i residui, e metteremo a fuoco l’intervento su Bucine, che forse è l’intervento più complesso perché è articolato in più tipologie: a quel punto valuteremo se è necessario reintegrare le somme. Ovviamente le bonifiche, le messe in sicurezza vanno portate a termine: lo faremo, la disponibilità di reintegrare queste somme l’abbiamo già data al commissario Vadalà. E’ chiaro che continueremo la nostra battaglia per poterci rivalere su chi è responsabile di quella contaminazione”.
Leonardo Testai