Dal 9 aprile tutte le merci provenienti dai Paesi dell’Unione Europea e destinate al mercato degli Stati Uniti d’America vedranno l’applicazione di dazi del 20%: il presidente Usa Donald Trump ha annunciato la sera del 2 aprile una serie di “dazi reciproci” (riferendosi al fatto che molti Paesi applicano oggi barriere tariffarie alle merci made in Usa) che partiranno da un livello del 10%, applicato dal 5 aprile, e un livello aggiuntivo per 60 altri Paesi.
Per le merci cinesi dazi Usa del 34%, per quelle inglesi del 10%
Se le merci provenienti dall’Ue dovranno pagare dazi del 20%, più alti saranno quelli applicati alla Cina (34%), alla Corea del Sud (25%), fino al 46% del Vietnam, mentre il Regno Unito rimarrà al livello base del 10%. “Ci hanno derubato per anni, sono patetici”, ha detto Trump riferendosi all’Unione Europea. Per le auto straniere che arrivano negli Stati Uniti i dazi saranno invece del 25%.
L’export toscano verso gli Usa vale più di 10 miliardi di euro
Scampato il pericolo di dazi del 200% su vini e alcolici ipotizzati giorni fa dallo stesso presidente Usa, i dazi al 20% sono comunque una minaccia per lo sviluppo delle esportazioni verso quello che, oggi, è il primo mercato di sbocco per i prodotti toscani: l’export verso l’altra sponda dell’Atlantico aveva già superato la soglia dei 9 miliardi di euro nel 2023, e nel 2024 è cresciuto del 12% sopra i 10 miliardi di euro, quasi il 17% dell’export totale.
La prima voce dell’export toscano in Usa sono i farmaci
La prima voce dell’export toscano verso gli Usa è rappresentata dai farmaci (pesano il 37% di tutto l’export manifatturiero, secondo l’ufficio studi di Confindustria Toscana), più volte citati nel discorso del presidente Trump: “Oggi gli Stati Uniti non producono neppure sufficienti antibiotici per curare i propri malati – ha detto – ma torneremo a produrre qui i farmaci”. E tra le aziende che hanno già cominciato a investire, il presidente ha citato la Eli Lilly, che ha programmato 27 miliardi di dollari di investimenti negli Usa.
Occhi puntati sulla Eli Lilly e sul Nuovo Pignone
Fino a oggi la Eli Lilly ha prodotto a Sesto Fiorentino (Firenze), dove ha il quartier generale italiano, i farmaci antidiabetici e il tirzepatide, il medicinale per trattare pazienti affetti da diabete di tipo-2 che si è rivelato efficace anche nella lotta all’obesità: un prodotto dal successo mondiale che esporta (anche) negli Usa. La casa farmaceutica, una delle 15 big pharma al mondo, è uno dei motori dell’export della Toscana.
Il vino tira un (mezzo) sospiro di sollievo
Dietro i farmaci, i prodotti toscani più esportati negli Usa sono i macchinari (e qui è fondamentale il business di un’altra azienda americana radicata a Firenze, Baker Hughes-Nuovo Pignone), che pesano il 16% del totale, e i prodotti del sistema moda, che valgono il 15%. Rilevanti sono anche le vendite di vino e cibo che in valore assoluto si fermano a poco più di 1 milione di euro ma rappresentano il 30% dei prodotti toscani del settore esportati nel mondo. Il vino, che temeva il dazio al 200%, tira un (mezzo) sospiro di sollievo.
Leonardo Testai e Silvia Pieraccini