Gira intorno alla questione dell’area industriale la situazione delle vertenze ex Gkn e Beko, che in questo momento vedono prospettive differenti. Se ai 121 lavoratori superstiti su 422 della fabbrica di Campi Bisenzio, dal 2022 in carico a Qf Spa (poi in liquidazione), stanno arrivando lettere di licenziamento ora che è scaduto il termine del 31 luglio fissato dal tribunale – che si è preso 15 giorni di tempo per analizzare il piano concordatario, mai approdato al tavolo istituzionale, il Comune di Siena ha approvato la delibera per l’approvazione del protocollo d’intesa con Invitalia per acquistare il sito Beko Europe di viale Toselli, in vista di un tentativo di reindustrializzazione.
“Le parti – si legge nel protocollo – anche in ragione delle istanze formulate dall’amministrazione centrale, intendono impegnarsi, ciascuna per quanto alle proprie competenze, allo scopo di contribuire ad avviare un processo di riconversione industriale funzionale alla tutela delle aree di interesse, ed anche al fine di agevolarne il successivo processo di reindustrializzazione”. L’operazione Beko con Invitalia, ha affermato il sottosegretario del Mimit, Fausta Bergamotto, “è volta a creare condizioni favorevoli per la reindustrializzazione dell’impianto e la ricerca di un nuovo investitore, restituendo così continuità produttiva e occupazionale ai lavoratori del sito e a realizzare un percorso che porti a un modello di sviluppo territoriale di tipo sociale, ambientale ed economico”.
Ex Gkn, ancora mistero sul piano concordatario
Rimane invece in bilico la situazione della ex Gkn, dove prosegue l’iter per la nascita del Consorzio di sviluppo industriale della Piana: il soggetto che, previo esproprio dell’area industriale da parte del Comune di Campi, potrebbe gestire la reindustrializzazione della fabbrica lavorando sulle linee del piano stilato dal Collettivo di fabbrica. Ma è giallo sul piano concordatario e della bancabilità dei soggetti che devono finanziare il debito prodotto da Qf: la definizione delle passività è fondamentale, perché altrimenti i lavoratori licenziati “non avranno neanche certezza della misura della Naspi, pur dopo aver effettuato passaggi tecnici con i soggetti preposti”, secondo la Fiom e la Rsu ex Gkn, che non hanno ricevuto “alcuna documentazione del credito, a partire dalle buste paga arretrate dei lavoratori”. (lt)