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03 aprile 2025

Dazi Usa, imprese toscane preoccupate ma pronte a combattere

L’Irpet stima una perdita di Pil di 420 milioni e una discesa da +0,8% a +0,4% nel 2025. Confindustria sprona la Regione a rendere più attrattivo il territorio.

Silvia Pieraccini
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Il giorno dopo l‘annuncio del presidente americano Donald Trump sui dazi del 20% inflitti a quasi tutte le merci europee in arrivo negli Usa, le dichiarazioni delle associazioni che rappresentano le imprese vanno in un’unica direzione: “Siamo preoccupate, l’impatto dei dazi sarà significativo, ma rimbocchiamoci le maniche per cercare nuovi mercati di sbocco, dal Sud America all’Asia“.

Bigazzi: territorio più attrattivo per aiutare le imprese

Confindustria Toscana invoca anche un’azione urgente a livello regionale per aumentare la competitività delle imprese: “Dobbiamo rendere più attrattivo il territorio toscano – dice il presidente Maurizio Bigazzi – e dunque servono approvvigionamenti energetici, messa in sicurezza delle aree fragili, sostegno agli investimenti, semplificazioni burocratiche. Dobbiamo liberare le aziende da quante più incombenze possibili, fare impresa deve diventare più semplice”.

La Toscana è una delle regioni che esporta di più negli Usa

L’impatto dei dazi Usa sull’economia regionale è difficile da stimare in questo momento – anche perché sarà più intenso per i prodotti dal prezzo più basso, e minore per quelli di lusso – ma certo non potrà essere indolore, anche perché la Toscana nel 2024 ha esportato negli Stati Uniti 10,2 miliardi di euro di merci (+12%), sui 67 miliardi totali esportati dall’Italia. La prima voce di export toscano in Usa è la farmaceutica (vale 3,7 miliardi di euro), seguita da elettromeccanica (1,8 miliardi), moda (1,6 miliardi) e gioielleria (500 milioni di euro).

I farmaci sono stati esclusi dall’applicazione di dazi

L’Irpet (l’istituto regionale per la programmazione economica della Toscana) ha provato a calcolare questo impatto, anche se ha considerato soggetti a dazi anche prodotti che al momento sono stati esclusi dalla Casa Bianca, come i farmaci, voce fondamentale dell’export toscano in Usa. Secondo la stima fatta oggi, 3 aprile, dall’istituto di ricerca (assumendo che i dazi siano completamente trasferiti sui prezzi finali dei prodotti e che l’Europa non adotti, a sua volta, politiche di risposta tariffaria), il Pil della Toscana quest’anno potrà ridursi fino a 420 milioni di euro a causa dei dazi; di questi, 73,7 milioni – la voce più corposa – sono riferiti a tessile, abbigliamento, cuoio e calzature, mentre 42,5 milioni di valore aggiunto sono legati alla farmaceutica.

Il Pil 2025 della Toscana potrebbe scendere da +0,8% a +0,5%

“Pertanto la crescita attesa – scrive l’Istituto – passerà, per effetto dei dazi, da +0,8% a +0,5%. Ma gli effetti complessivi sono differenziati fra i vari settori: sono più alti per la farmaceutica (-4,4% di valore aggiunto) e meno incidenti, ma sempre relativamente più rilevanti, per la moda (-1,2%), la chimica (-0,7%) e l’automotive (-0,7% per autoveicoli e rimorchi, -1,5% per altre attrezzature per trasporto)”. Farmaceutica e chimica, come abbiamo detto, non sono per adesso soggetti ai dazi di Trump, e quindi l’impatto negativo è stimato per eccesso.

Gli artigiani: i ‘piccoli’ rischiano di più

Dagli artigiani toscani arriva la preoccupazione per le piccole imprese: “Si rischia che ad avere le maggiori ricadute dai dazi siano proprio le piccole imprese artigiane che negli ultimi anni si sono aperte con forza verso l’internazionalizzazione”, afferma Cna Toscana. Stesso timore da Confartigianato Firenze, che sottolinea come gli Usa siano stati negli ultimi anni un mercato di riferimento anche per le micro e piccole imprese, in particolare alimentari, moda, legno, metalli, che stanno già perdendo ordini: “Alle istituzioni cittadine chiediamo ora di attivare un tavolo per l’export e per la difesa delle Pmi, così da coordinare una risposta adeguata”, afferma l’associazione.

Il vino guarda a mercati alternativi, dal Sud America all’India

Dal mondo del vino, che nei giorni scorsi, quando l’orizzonte era ancora incerto, aveva dovuto fermare le spedizioni via nave in Usa per timore che gli importatori dovessero pagare il dazio una volta che le bottiglie fossero arrivate a destinazione, si tira un mezzo sospiro di sollievo. “I grandi vini toscani di fascia alta subiranno un impatto più contenuto – afferma Francesco Colpizzi, presidente di Confagricoltura Toscana – perché rientrano nel segmento lusso e i loro acquirenti sono meno sensibili alle variazioni di prezzo. Maggiori difficoltà invece si prevedono per i vini di fascia media, che hanno comunque un’eccellente qualità ma un prezzo competitivo”. Il consorzio del vino Chianti si rammarica della decisione di Trump ma è pronto a reagire: “E’ il momento di rafforzare la presenza in nuovi mercati, a partire dal Sud America dove l’accordo col Mercosur può aprire grandi opportunità per il nostro vino – afferma il presidente Giovanni Busi -. Allo stesso tempo dobbiamo investire in Asia e iniziare a fare promozione in Africa e in India per diversificare le esportazioni e ridurre la dipendenza dagli Usa”.

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Silvia Pieraccini

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