Anche l’ultimo trimestre del 2024 in Toscana si chiude con un dato negativo per la produzione industriale: il periodo da ottobre a dicembre, secondo quanto rileva l’Irpet nella sua ultima nota congiunturale, vede un calo del -5,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, risultato condizionato soprattutto dalla cattiva performance dell’industria regionale nel corso del mese di dicembre, con una perdita del 7,8% anno su anno.
In parallelo al dato sulla produzione industriale, le esportazioni a prezzi correnti dalla Toscana verso i mercati esteri sono aumentate nello stesso periodo del +13,8, ma con una crescita reale più contenuta (+3,5%). Una crescita, quella dell’export, già evidenziata dall’Istat, e che i ricercatori Irpet attribuiscono principalmente all’andamento anomalo della gioielleria aretina, e per il resto prevalentemente guidato dai risultati di alcune realtà aziendali dell’industria farmaceutica e della meccanica fiorentina.
“Nonostante il rallentamento produttivo – sostengono i ricercatori – gli addetti sono cresciuti: +2,5% su base annua. Ma l’andamento positivo non coinvolge tutti i settori e diventa negativo nella moda. Nel quarto trimestre del 2024 il numero degli avviamenti infatti si mostra superiore dello 0,8% al valore registrato nello stesso periodo del precedente anno, incremento che vale più di 1.200 unità: ma il risultato è dovuto agli aumenti realizzati nell’agricoltura, nella Pubblica amministrazione e nell’istruzione, tanto che al netto di questi settori e della sanità la variazione tendenziale
diviene negativa (-2,7%).
Nel confronto annuale la riduzione rispetto al 2023 è pari a -3mila avviamenti, -0,4%, che sale a -17mila, -3,1%, per l’insieme dei settori privati extra-agricoli. Il calo della domanda appare più forte nell’industria (-9,5%), e in particolare nel Made in Italy (-12,1%) dove a incidere sono le lavorazioni legate alla moda (-15,6%). Anche il terziario, che nell’insieme appare stabile (+0,2%), al netto della componente pubblica mostra una perdita (-1,6%). Segnali di difficoltà emergono anche dall’aumento dei lavoratori in cassa integrazione, passati da meno di 7mila nel 2023 a oltre 13mila nel 2024 (4 ogni 100, con la filiera della pelle al 10%). Sono in crescita i licenziamenti per motivi economici, soprattutto nell’industria, e prevalentemente concentrati nelle lavorazioni della moda.